Dopo il successo a Cannes dell'anno precedente con l'acclamato Laurence Anyways, Xavier Dolan torna a recitare nel suo nuovo film, l'adattamento cinematografico del piéce teatrale di Michel Marc Bouchard, Tom à la Ferme.Riprese dall'alto sulle estese campagne transalpine ci introducono in un piccolo rustico villaggio, mentre seguiamo il personaggio interpretato da Dolan, Tom, un giovane pubblicitario omosessuale, recarsi al funerale del suo ex compagno, Guillaume.
Ospitato in paese da Agathe (Lise Roy) e Francis (Pierre-Yves Cardinal), rispettivamente madre e fratello del defunto, Tom in breve tempo entrerà in contatto con una spiazzante realtà, ostile e sprezzante.
Francis metterà subito alle corde il ragazzo, egli sà della relazione segreta che in passato univa Tom a suo fratello, ma non vuole per nessuna ragione che Agathe ne venga a conoscenza. Malvolentieri, Tom si ritrova costretto ad inscenare un teatrino con il burbero Francis per felicitarne la madre, e così, come Francis innegabilmente fu succubo della genitrice, ora anche Tom diviene succube di Francis, e da quel momento in avanti, subirà senza riuscire mai a ribellarsi.
Così il docile Tom resta imprigionato in un claustrofobico eremo rurale, dove inaspettatamente inizierà a sviluppare una drammatica soggezione dalla costrizione impostagli da Francis.
Inconsciamente, è una situazione all'apparenza angosciosa e soffocante a spingere il ragazzo a tentare di esternare finalmente l'omosessualità recondita. Questo tentativo disperato di inseguire la propria emancipazione andrà inesorabilmente a collidere con l'impossibilità di comunicazione, dovuta al pressante filtro menzognero forzato da Francis.
Tom non può liberarsi, non può dire la verità.
Dolan, un po' ricalcando il primo Almodovar, antepone in principio le nature inconsce dei suoi personaggi, i loro sentimenti, le loro fobie generate da proibizioni contestuali e inibizioni psichiche. Il rapporto morboso che si sviluppa tra i due protagonisti è l'inevitabile risposta ad una repressione forzata, imposta in parte dalla madre fragile e tirannica di Francis e in parte da una comunità arcaica, intollerante ed omofoba.La mano del talentuoso regista si fà sentire con discreta continuità lungo il corso della visione, trainando gli eventi con un ritmo serrato, dettato da una buona conduzione della tensione e frequenti cambi di formato.
Peccato che giunta all'apice della sua espressività la messinscena di Dolan crolli su sé stessa, a causa di un banale espediente che porterà il protagonista a dissimulare i dubbi rimasti nei riguardi di Francis. Quasi comicamente nella sua casualità, Tom riuscirà finalmente ad aprire gli occhi, comprendere la gravosità della situazione, e scappare lontano delle grinfie dell'amant.
Eccessivamente sbrigativo nel concludersi, Tom à la Ferme in alcuni momenti si incanala in un circuito melodrammatico ma strettamente realista, purtroppo fallendo sul finale, palesemente raffazzonato, frettoloso, ed evanescente, un po' come il suo regista, ancora lontano dalla piena maturità artistica seppur dotato di indubbio talento.
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