- Albert Camus
Formazione ed educazione, tematiche già trattate precedentemente da Kaye nel suo film più celebre, American History X, fanno capolino anche nel suo ultimo lavoro, rivestendo tuttavia un ruolo esclusivamente di sfondo.
In primo piano c'è la storia di un uomo costantemente afflitto e dolente, che proprio nel sistema scolastico trova la prospettiva per nascondere i suoi recessi e tentare di allietare la vita degli altri.
Il taglio documentaristico dei primi minuti lascia in breve tempo spazio alla treccia drammatica tra cui si attorcigliano le vite dei personaggi. La scuola è solo una location utilizzata da Kaye come pretesto per inscenare il teatrino di personalità, di studenti ed insegnanti, dentro e fuori dall'istituto, i loro drammi personali, le loro agonie.
"Ci serve almeno un appiglio che ci permetta di fronteggiare la complessità della mondo reale. Non parlo di un appiglio astratto, ma di un aiuto vero. Noi tutti, se potessimo, ci eviteremmo la battaglia per riuscire ad essere qualcosa e venir fuori dall'implacabile disagio che ci accompagna..."
La spirale narrativa ruota per tutto la durata del film attorno alla figura di Henry Barthes (Adrien Brody), insegnante assegnato ad un incarico temporaneo come supplente, calato nel classico contesto scolastico di periferia.Accolto inizialmente con scetticismo dai suoi studenti, diventa rapidamente il punto di riferimento di cui necessitano, una guida che esula dal contesto didattico. Henry non si trova lì per insegnare delle discipline, ma per sensibilizzare e stimolare l'empatia celata da una facciata triviale e astiosa, ultima difesa dell'adolescente nei riguardi delle impervietà del mondo contemporaneo.
La figura del professore all'interno del film di Kaye è antipodicamente opposta a quella di Rainer Wenger in L'Onda di Gansel. Qui la "lezione" del mentore non ha lo scopo di guidare gli allievi in un movimento conciliante, che li accomuni e li faccia sentire partecipi di un pensiero collettivo; ma anzi, Henry tenta di trasmettere un approccio libertario alla vita, cercando di far emergere la sensibilità nascosta dietro un esteriorità superficiale, e quindi la voglia di riscattare la propria identità.
"Io sono una non-persona. E' vero puoi vedermi. Ma guardi un vuoto."
Presentato nella parte iniziale del film come una sorta di benefattore, in realtà Henry Barthes è di natura un simbolo transitorio, anche all'interno della vita di chi gli si affianca.Può svolgere solo una funzione precaria, di supporto, in grado di favorire il cambiamento in un ambiente disagiato o in un'esistenza problematica, ma la sua influenza non sarà mai permanente, ma destinata al distacco.
Henry Barthes è una persona supplente nel significato etimologico del termine, in quanto colma le mancanze lasciate dai genitori. Anche quando dà alloggio ad una giovane prostituta salvandola dalla fame.
Non allontanandosi dal contesto scolastico (di cui non parla alla ragazza), come il supplente dovrà prima o poi essere sostituito, così, nonostante la giovane diventi quasi una figlia per lui, alla fine dovrà distaccarsene, affidandola ai servizi sociali.
"Ho provato a cambiare qualcosa. E' che tutti noi abbiamo troppe storie di cui occuparci, e questo ci distrae dall'obbiettivo... E così ci lasciamo vivere.
Certi giorni va meglio, altri va peggio, e così, lo spazio per noi e gli altri, si riduce"
La piega della sceneggiatura suggerisce una verve di solidarietà nei confronti degli insegnanti costretti a lavorare in ambienti tangibilmente ostili. Il pessimismo di Barthes sembra un ossimoro bugiardo se confrontato con quello dei suoi colleghi, ormai definitivamente arresi alla violenta insurrezione delle nuove generazioni studentesche.
I ragazzi sono soli, i genitori assenti.
Durante un giorno triste, buio, e senza i suoni dell'autunno di quell'anno, un giorno in cui le nubi basse opprimevano i cieli, attraversai solitario in sella a un cavallo un tratto di campagna sorprendentemente desolato. Trascorso un po' di tempo, mentre si addensavano le ombre della sera, mi ritrovai davanti alla malinconica casa degli Usher. Non saprei dire come accadde, ma appena volsi lo sguardo a quella casa un insopportabile senso di abbattimento invase il mio spirito.
Contemplai la scena che mi si parava davanti: le squallide mure, i pallidi tronchi degli alberi decaduti, una totale depressione dell'animo.
Fu come un gelo. Un Naufragio. Una nausea, del cuore"
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