lunedì 27 novembre 2017

BRUNO DUMONT - L'UMANITA'


Risultati immagini per l'umanità filmBruno Dumont alla presentazione del suo secondo film ci svela la sua raffigurazione dell'umanità a livello cinematico:

"L'ordinario è l'espressione dell'invisibile. Il mondo di tutti i giorni nel film è soltanto l'aspetto visibile dell'invisibile, la sua forma, la sua espressione. E l'invisibile non si filma, e ogni tentativo di filmarlo è in partenza stupido e senza senso. Devi camminare, filmare. Aspettare. Non c'è un altro modo di andare oltre: è questa l'arte del cinema."

Le dicotomie visibile-non visibile e astratto-fisico presenti nel cinema del filosofo francese, sono solo alcune delle contrapposizioni che trovano quindi un raccordo ne L'Umanità.
Nel cinema di opposti di Dumont il bene trova terreno fertile nel male, il non detto nell'immagine, nel visibile, raffigurabile. Così come l'invisibile, al contrario, non ha bisogno di essere enunciato verbalmente, poiché attraverso le inquadrature l'autore annienta la barriera che separa lo spettatore dal corpo filmico.

Il luogo-mondo in cui si dispiegano le vicende nei film di Dumont è il sovrannaturale, cinema che sconfina costantemente con il metacinema, rappresentando le astrazioni dell'autore su scala cinematografica.
I personaggi sono gli araldi dell'austerità, della depressione, della ciclica, esasperante quotidianità.


Immagine correlataNe L'Umanità è sintomatica la solitudine deprimente da cui è affetto Pharaon De Winter (Emmanuel Schotté), agente reduce da un pesante lutto, alle prese con un caso di cui non riesce a venire a capo, riguardante lo stupro e l'assassinio di una bambina undicenne.
Vessato dalla madre e dal superiore, nel tempo libero Pharaon frequenta Domino (Séverine Caneelé) e Joseph (Philippe Tullier), una coppia di ragazzi, suoi unici amici. Pharaon crede di voler avvicinarsi alla ragazza, stabilire un legame. Il tentativo dell'uomo viene frainteso da Domino, causando una rottura definitiva. L'inclinazione finale derivata dalla scoperta dell'omicida, l'amico Joseph, spingerà Pharaon a disserrare la sua indole latente, con un coup de théatre manifesto di pietà e commiserazione.

Risultati immagini per l'umanità film 1999"Il sentimento della compassione è quello più primitivo, quello maggiormente in grado di portarci verso gli altri, l'origine vera della morale. Il mio scopo era quello di dare una forma, una rappresentazione, a questo sentimento. Suscitare compassione nella mente dello spettatore."


Dumont si estromette dai fatti narrati, la retorica artificiale messa in disparte, ciò che avvicina di più l'uomo ad una morale è la pietà verso il prossimo, incondizionata dalla consapevolezza. Autentico, schietto e viscerale sentimento.
L'esclusività della vita, nascosta da un increspatura superficiale composta da maschere, scoperchiata e puntata dall'autore, capace di coglierne l'essenza irriproducibile attraverso la recita, ma simulabile, grazie alla sua regia riemerge, togliendo il velo dalla carne, mettendo a nudo le anime.


Immagine correlataIl fitto scambio di sguardi, fautori del dialogo tra il protagonista e il fuori campo (l'invisibile), incentivano la politica del visto - non visto costituente in toto del cinema di Bruno Dumont.
Dall'altra parte il protrarsi di elissi impedisce a Pharaon di esternare idee su una non-indagine, mentre non-personaggi (persone) galleggiano nel limbo di un non-film.

Riprendendo le parole del professore Bruno Dumont:

Risultati immagini per l'umanità film 1999"E' il modo più giusto per rappresentare la realtà umana, senza fare commenti. Il male è rappresentato così com'è, senza interpretazioni o giudizi morali. Spero e penso che lo spettatore sia capace di affrontare i personaggi e le situazioni che rappresento, anche nella loro crudezza.
Io non devo trasformare i personaggi in degli eroi. I film in cui l'eroe è una brava persona non hanno valore, sono solo un divertimento. Il mio cinema è come un vaccino, un veleno. Io lo inietto così lo spettatore impara a difendersi. E' il male, come in Euripide o in Shakespeare in cui è il male l'eroe, il protagonista."

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