Quando le due inizieranno ad avvertire un oscura presenza latente, causa delle strane apparizioni e ricomparse di oggetti, una forza sovrannaturale si calerà sul loro destino.
Una bambina tornata dalla morte in cerca di una madre costringerà Yoshimi ad uno straziane sacrificio, per salvare la vita di sua figlia e ristabilire la normalità.
Questo Dark Water di Hideo Nakata è un classico horror di fattura orientale, un film tempestato da percezioni sensoriali e ripetizioni oniriche, dove il regista si immerge come un palombaro nei vischiosi incubi dei protagonisti.
Il film rispetta tutti gli stilemi e tempi tipici del film dell'orrore nipponico, i silenzi eleganti, la discesa verso l'ignoto e l'ignorato, l'atmosfera fradicia.
Come nel precedente Ringu, Nakata ripropone l'elemento acqua, protagonista assoluta all'interno della pellicola, che si riversa per le palazzine, nei condotti, nelle cisterne.
L'acqua torrenziale che fa riemergere e rievocare storie passate, costellate da suicidi, drammi familiari e fantasmi rivendicanti di affetti.
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