Tutti se ne fanno una grande idea e quando la vediamo da vicino non è niente. Un corpo senza vita e niente di più.
Le persone sono come gli animali: gli vogliamo bene, li sotterriamo, ed è finita.
E' la prima volta che me ne rendo conto."
"Solo Contro Tutti" è il primo lungometraggio di Gaspar Noé, che riprende le vicende del suo mediometraggio Carne del 1991.
Ci sono voluti diversi anni affinché l'opera prima di Noé vedesse la luce, a causa della carenza di liquidità del regista, che finì per dover forzatamente autofinanziarsi, dal momento che le varie case produttrici di cinema indipendente a cui fece appello rifiutarono a più riprese il progetto.
In parte a causa dell'allora ancora immaturità tecnica del regista, in parte per la forma esplicita e cruda del prodotto audiovisivo, difatti il film non viene distribuito al di fuori del confine transalpino. Ci vorranno anni prima che delle copie virtuali vengano caricate sul web, permettendo così la proliferazione della pellicola a livello internazionale, naturalmente esclusivamente in parlato originale.
Seul Contre Tous narra la storia di un uomo di provincia francese, a cui la vita ha tolto tutto lasciandolo nella totale miseria.Il film è il soliloquio di un anima abbandonata, reietta, ai margine della periferia. Apparentemente scevro di sentimenti, ma con una insospettabile profondità morale, distaccata totalmente dalla morale costituita, un etica personale, estremamente cinica e disillusa. La morale di un uomo che ha vissuto la sofferenza, vive in un presente di assoluta inopia.
Senza più appigli, senza più nulla da perdere, ma con tanto veleno in corpo, solo contro tutti.
Nei primi 10 minuti ci viene riassunto, attraverso una sequela di immagini, il passato del protagonista, il macellaio senza nome interpretato da uno straordinario Philippe Nahon.
L'uomo in passato aveva mutilato un innocente, credendo avesse abusato della figlia. Scontati gli anni in carcere, l'ex macellaio inizia una nuova relazione con una donna, la mette incinta e successivamente la picchia selvaggiamente, uccidendo presumibilmente il figlio che portava in grembo.Con la polizia sulle sue traccie, il macellaio si trova costretto ad abbandonare Lille per tornare nella sua Parigi, dove spera di riprendere la mansione che svolgeva prima dell'arresto, vagabondando con 300 franchi in tasca e un pistola.
Si ritroverà presto alla stregua di un clochard, gli chiudono tutti la porta in faccia, aumentando così il suo odio esponenziale verso la borghesia, la società aristocratica e benpensate, che si rifiuta di dargli un pasto e un tetto.
Attraverso la sua mentalità misogina, xenofoba, razzista ed omofoba, il macellaio continua a covare rancore, il suo profondo nichilismo è speculare alla stessa società che non gli concede possibilità di riscatto.Ormai colmo di disprezzo e ostilità nei confronti delle anime che incrocia lungo la strada, senza soldi e con tre colpi in canna, il macellaio pianifica i suoi ultimi gesti disperati, l'unica strada che può portare ad una giustizia assoluta dev'essere mediata dalla violenza.
Tramite i lunghi monologhi interiori del macellaio, possiamo percepire la fede del protagonista nei suoi ideali, nonostante ciò, egli non riesce mai a passare concretamente ai fatti, poiché a tratti sembra comprendere la meschinità della propria esistenza, di cui, in brevi momenti di lucidità, si pente.
"No, di scopare non ne vale la pena. Costa caro. Però aiuta a passare il tempo. E quando ti passa la voglia di scopare non ti resta niente da fare al mondo. E' che in realtà non c'è altro in questa fottuta vita. Nient'altro che un programma di riproduzione a tua insaputa, che uno si sente obbligato a rispettare. Nascere malgrado se stessi. Mangiare. Portare il cazzo in giro. Dare vita. E morire. La vita è un grande vuoto. Lo è sempre stato. Sempre lo sarà.Un grande vuoto che può continuare perfettamente senza di me."
Infine prova a riconciliarsi con l'ultima parte di sé di cui era stato privato, la figlia affetta da autismo che non aveva mai voluto, segregata precedentemente in un istituto.
Nonostante in un primo momento il legame che sembra legare padre e figlia all'interno del film appaia di natura esclusivamente incestuosa (considerati anche i precedenti del personaggio), in conclusione emerge un barlume di umanità dai recessi della personalità del mattatore.
In un primo momento il macellaio pensa di portare con sé al suicidio anche la figlia, per "liberarla" dal male e dall'ipocrisia della Francia contemporanea che tanto ripugna.
Ha invece il sopravvento l'amore represso verso la ragazza, i pensieri distorti si sciolgono in un lungo flusso di coscienza. Il protagonista si consola pensando che "alla fine l'amore è una parola troppo grande per comprenderne il reale significato".
Noé scava nella psiche del macellaio parigino, raccontando la sua storia principalmente attraverso la tecnica del voice-over, la voce narrante fuori campo disamina sentimenti, concezioni ed astrazioni dell'uomo. Le turbe di un soggetto che si sente costantemente oppresso, umiliato, schiacciato dal sistema, i sogni traditi di un paese, la negazione di sentimenti puri e l'impossibilità di vivere una vita diversa all'infuori dal ceto sociale di provenienza.
Non esiste un etica morale universale, e quella istituita dalla società e dalle sue regole non è considerata accettabile dai personaggi presenti all'interno dei film di Noé, è un etica troppo spocchiosa e perbenista per andare bene a tutti; la ribellione e la ritorsione nei confronti della società sono l'unica soluzione realmente contemplabile.
"Alla fine i vecchi lo sanno bene. Una piccola vita, piccoli risparmi, piccola pensione e poi... Piccola tomba. E tutto questo non serve a niente, proprio a niente. Anche avere figli. Quando i genitori non hanno niente da dargli li mettono in istituto affinché crepino soli ed in silenzio.
Però ai figli non gliene importa un corno. L'amore di un figlio è un mito. Tua madre la ami fin quando ti allatta. E tuo padre fin quando ti dà i soldi. Ma quando i seni della madre sono secchi, quando le tasche del padre sono vuote, l'unica cosa che resta è metterli in un armadio sperando che muoiano subito e a poco costo. Così vanno le cose.
E' la legge della vita.
Solo quando c'è l'eredità i figli simulano di essere amabili. ma quando l'unica eredità è una gelateria o una televisione non vale neppure la pena di simulare..."
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