"In mezzo a queste montagne credevate di essere al sicuro. Non eravate preparati a convivere con l'incertezza. Eravate convinti che il mostro fosse venuto da fuori. Ma infondo al vostro cuore, nutrivate il sospetto che il male fosse sempre stato in mezzo a voi."Con la cinepresa in spalla e una buona dose di buon senso, Donato Carrisi si reca in una valle tra le Alpi a girare il suo primo lungometraggio, tratto dal suo ultimo libro, La Ragazza nella Nebbia, e ci fà intravedere lungo la visione il miraggio di un piccolo capolavoro del cinema nostrano.
Il risultato è più che ottimale. In un paio di ore il regista di Roma allontana luoghi comuni e tipicità delle produzioni nazionali, a favore di un noir dal ritmo cadenzato, che forse paga, soprattutto nei primi minuti, l'inesperienza di Carrisi sul set, ma tuttavia si riscatta un po' alla volta grazie all'eccellente sceneggiatura imbastita prendendo a piene mani dal romanzo.
La trasposizione cinematografica dell'opera di Donato Carrisi ci mette un po' ad ingranare, ma dopo un primo atto meramente introduttivo, inizia a macinare, attraverso il dipanarsi degli scabrosi complotti locali, messi in atto dai protagonisti delle vicende.
Chi conosce anche solo superficialmente il romanziere, sa bene che all'interno dei suoi lavori non ci sono propriamente soggetti innocenti e solitamente nessuno arriva all'epilogo con le mani pulite. Così anche ne La Ragazza nella Nebbia. Ciascuno agisce per il proprio tornaconto personale, in favore dell'unica valuta valorizzante presente nella società odierna, il danaro.
"La giustizia non fà ascolti, la giustizia non interessa a nessuno."Ed ecco allora che lentamente si dispiega il film di Carrisi, tra inganni celati, vendette tramate all'ombra di una scrivania e penne avvelenate. Ecco che riemerge il classico teatrino mediatico, dove ognuno ricopre il suo ruolo: la vittima sacrificale, l'investigatore, la stampa, il colpevole ed il pubblico. Il pubblico che comodamente può decidere da casa chi mettere alla gogna, il pubblico circuito dai media che incanalano l'odio della gente in un algoritmo generatore di audiance, e quindi, ancora, danaro.
Ma cosa succede se l'assassino riesce a manipolare questo sofisticato sistema dall'esterno, e attraverso ad un piano machiavellico sfruttare la situazione a proprio vantaggio?
"E' il male il vero motore di ogni racconto: gli eroi e le vittime sono solo uno strumento, perché ai lettori non interessa la vita quotidiana, hanno già la loro."La cinepresa di Donato Carrisi scandaglia in profondità l'animo umano, e tra le luci soffuse della magnifica vallata del Sudtirol, traccia le linee per la messa in scena del delitto perfetto.
Lo fà con buona perizia, attraverso diverse riprese con la camera fissa, numerose inquadrature statiche, soprattutto nella prima frazione del film.
La regia a tratti lascia presagire un po' di ingenuità, dovuta all'inevitabile inesperienza dello scrittore in campo cinematografico, tuttavia anche in termini tecnici la pellicola cresce costantemente con il passare dei minuti, assestandosi comunque su una piena sufficienza.
L'impressione finale, con due proiezioni alle spalle, è quella di ritrovarsi di fronte ad un prodigioso gesto di coraggio, decisamente insolito per i tempi che corrono, e più generalmente per il cinema locale.La Ragazza nella Nebbia di Donato Carrisi è un film che dovrebbe essere doverosamente premiato, anche solo per la temerarietà di proporsi, di affacciarsi al mondo come un gracile fiore avvelenato, in mezzo al fango, ad ergersi come esempio, forse, nella speranza che a ciò venga dato seguito in futuro.
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