giovedì 2 novembre 2017

Gore Verbinski - La Cura dal Benessere -


Immagine correlata"Un uomo non può negare la verità. Non può tornare volontariamente nelle tenebre o diventare cieco, se ha ricevuto il dono della vista.
Come non può tornare non nato.
Siamo l'unica specie capace di introspezione, l'unica specie con la tossina dell'insicurezza scritta nel codice genetico. A dispetto dei nostri doni, noi costruiamo, compriamo, consumiamo. Ci culliamo nell'illusione del successo materiale.
Inganniamo e imbrogliamo, mentre ci arrampichiamo con le unghie e con i denti alla vetta di quella che definiamo realizzazione.
La superiorità su altri uomini"

Ci viene presentato così Lockart (Dane de Haan), giovane promessa di Wall Street, promettente arrampicatore sociale, nell'incipit del decimo film di Gore Verbinski. Mentre osserva dalla vetrata di uno dei tanti colossi di acciaio e vetro che popolano New York la gente sotto, piccoli insetti operai, macchine abituate ad un interminabile routine volta ad arricchire le tasche sue e dei suoi colleghi.

Risultati immagini per la cura dal benessere"C'è un male oscuro dentro di noi, che sale come la bile. E ci lascia l'amaro in fondo alla gola. E' lì in ciascuno di voi, seduti intorno al tavolo.
Solo quando sappiamo cosa ci affligge possiamo sperare di trovare la cura"


Lockart viene incaricato di recarsi in una clinica in Svizzera, per convincere il signor Pembroke, amministratore delegato della sua agenzia, a fare ritorno per suggellare un accordo con un'altra società.
Giunto alla struttura, il protagonista non riuscirà più ad andarsene, e si ritroverà invischiato in un'antica congiura secolare. Paradossalmente grazie a questa gravosa esperienza egli stesso troverà la cura per il male che affligge lui e, complessivamente, il genere umano nel 21esimo secolo.

"Sa qual è la cura per la malattia umana? La malattia. Perché solo allora c'e speranza per una cura."


Risultati immagini per la cura dal benessereDei vari sottotesti viscerali presenti nel congegno cinematografico di Verbinski, la frase di cui sopra esemplifica una delle tematiche più conturbanti dell'opera, reiterata più volte nel corso della visione, come un mantra.
Il male esorcizzato nella casa di cura svizzera è emblematicamente la ricerca di un arricchimento materiale contrapposto allo sviluppo personale, umano. Gli uomini trattati all'interno dell'edificio, non vogliono più fare ritorno alla realtà, dove furono avidi, bramosi, cinici, spietati.

Durante la permanenza nella struttura verranno svelati i ricordi del passato di Lockart.
Il padre, anch'egli broker che giocava in borsa, morì suicida davanti agli occhi del figlio, evento che ne segnò profondamente la personalità; la madre, delusa dalla crescita asettica di Lockart, lo vide diventare giorno dopo giorno parte del sistema che gli aveva tolto il marito. Proprio durante uno dei suoi viaggi di lavoro, Lockart  perderà sua madre, che nel corso del loro ultimo incontro, lo lasciò con un monito premonitore.

Risultati immagini per la cura dal benessereAll'interno della clinica Lockart conoscerà una ragazza, Hannah (Mia Goth). Lei è "la ballerina che vive in un sogno" su cui la madre lo aveva ammonito.
Lockart e Hannah rappresentano due figure diametralmente opposte: se il ragazzo è simbolicamente l'artificio dei ritmi e degli usi del mondo moderno, corrotto dall'apatia; lei simboleggia la purezza, sembra appartenere a un tempo non definito, a un mondo che si discosta dal nostro, ed è forse, la panacea per il Male di Lockart.

La medicina e la cura sono temi ricorrenti lungo tutto l'arco del film, il caduceo, simbolo della medicina, composto da due serpenti incrociati, lo possiamo ritrovare in più situazioni all'interno del lungometraggio. I serpenti stessi che compongono l'emblema, diventano inevitabili allusioni alle anguille, anch'esse creature che pullulano la pellicola.

Risultati immagini per la cura dal benessereRitorna inoltre un altro degli elementi cardine del cinema di Verbinski, l'acqua (The Ring, Rango, la trilogia di Pirati dei Caraibi).
Le cure perpetuate all'interno dello stabile sono tutte basate sull'acqua, ai pazienti viene ricordato più volte di bere tanta acqua, ed è dall'acqua stessa che viene distillata una cura apparente, che in realtà non è altro che lo strumento idoneo per fare insorgere la necessaria malattia.
Si pensi alle grandi multinazionali farmaceutiche che diffondono virus e batteri attraverso le loro medicine per poter poi lucrare sui clienti.
Ma nel film di Gore Verbinski, le cose sono destinate ancora una volta ad andare in maniera differente da ciò che lo spettatore crede di vedere.

La falsificazione dell'immagine di sanità è dipinta perfettamente nelle scelte dei colori, innanzitutto il bianco, raffigurazione del benessere, del puro, combinato costantemente con un verde viscido e innaturale, che crea contrasto con l'immagine apparentemente limpida del contesto, lasciando intravedere percettivamente i meandri oscuri che permeano il lungometraggio dall'atto secondo in poi. E in secondo l'assenza totale di colori caldi all'interno della clinica, cromature che potremo rilevare non a caso solo al di fuori dell'edificio.

Risultati immagini per la cura dal benessereUn altro accorgimento del regista riguarda un perpetuo gioco di riflessi, che simboleggia la prospettiva attraverso cui il mondo ci osserva, e viceversa: lungo la salita verso la clinica, il riflesso della stessa sul parabrezza dell'auto; poi nell'ufficio dell'inserviente, attraverso l'occhio di un cervo imbalsamato; per passare poi al magnifico gioco di specchi nell'inquadratura sul treno che porterà Lockart in Svizzera, o ancora, l'occhio della madre riflesso nel vetro durante la realizzazione della ballerina.

Generalmente la struttura viene posta in rilievo all'interno del film rispetto al piccolo paesino sottostante, che ne riflette l'esatto opposto.
Durante la breve escursione di Lockart e Hannah al di fuori dalla clinica, appuriamo come la gente locale disprezzi l'accostamento con la casa di cura. In questo paesino simil rurale vi troviamo personaggi ed atmosfera tipici del mondo agreste, persone che conoscono e rifuggono l'antica storia che aleggia su un barone sanguinario e la sua prole. Una leggenda tramandata dagli stessi pazienti della clinica, che pare abbiano visto abbastanza per poterne raccontare.

Risultati immagini per la cura dal benessereUn'atipica fiaba gotica, ma simultaneamente anche un thriller dai forti richiami psicologici. Un noir dalle connotazioni horror con derivazioni dal filone fantasy, o più semplicemente, un film impossibile da etichettare ad una o più categorie, ma la più forte prova autoriale di un Verbinski ispirato e in gran spolvero.

Il finale, sdegnato da gran parte della frangia critica, è quanto di più consono ad un'opera che vuole mostrare tutta la sua matrice fiabesca senza remori, oltre ad essere un chiaro omaggio al cinema di Argento e al cult di Michael Curtis, La Maschera di Cera.
Una conclusione che beffa il confine tra la fiaba e la realtà, così labile, se non imperscrutabile.

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