Grave o Raw (titolo successivamente riadattato) è il film d'esordio della film maker francese, che fin da subito mette in mostra importanti nozioni registiche, dirigendo con sapienza e sfrontatezza un film che affronta una tematica particolarmente conturbante e fisica come il cannibalismo.
La Ducournau nella sua opera prima ricama un'intenso dramma conflittuale, che non lesina attraverso le sue scissioni tematiche di lanciare più di qualche frecciatina nei confronti dei radicalismi alimentari, concentrando principalmente l'attenzione sul percorso evolutivo/involutivo dell'essere umano, determinato dal persistente ed eterno dualismo tra studio e natura.
Studio e natura si conciliano nella facoltà di medicina veterinaria a cui si iscrive Justine (Garance Marillier), ragazza sedicenne proveniente da una famiglia fortemente vegetariana. Da sempre abituata ad un rigido regime alimentare che rifugge il consumo di carne, giunta all'istituto la ragazza si ritroverà, in quanto matricola, a dover affrontare una serie di rituali d'iniziazione basati sul consumo di membra animali.
A breve Justine rincontrerà sua sorella Alexia (Ella Rumpf), da tempo studente nello stesso corso.
Il riavvicinamento con Alexia, concatenato con la riscoperta della carne, faranno riaffiorare realtà seppellite nell'inconscio di Justine, dando inoltre vita ad una smodata competizione fra le due.
Il tentativo di distrarre costituzione e temperamento andando contro natura, attraverso una severa dieta vegetariana, è la condanna all'esistenzialismo stesso dell'essere umano. Il cannibalismo è l'estremo sviluppo della natura inibita, la sovversione di un indole castrata.
Per Julia Ducournau è un convincente debutto nel cinema d'autore; aspettando la sua prossima fatica, vi segnalo sentitamente questo Grave, una delle più interessanti e notevoli pellicole indipendenti del 2016.
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