Tsudo (Shinya Tsukamoto) è un comune impiegato di Tokyo che vive una vita monotona in compagnia della fidanzata, Hizuro (Kahori Fujii).
I due sono costretti nella gabbia sociale della grande metropoli, rappresentata dal regista attraverso enormi palazzine, grattacieli coronati dalla cromatura blu filtrata nella pellicola, che enfatizza il distacco della città di vetro (come la definisce Tsukamoto stesso) dall'umanità.
A spezzare l'idilliaco equilibrio della loro fredda e tediosa esistenza ci pensa Kojima (Koji Tsukamoto) , ex amico di Tsuda ai tempi del liceo.
Kojima, giovane pugile dotato di ferocia disumana e spietato calcolatore, porta via Hizuro a Tsuda dopo averlo massacrato di fronte alla compagna.
La ragazza vede in Kojima la vitalità e la passione da tempo assenti in Tsuda, lo lascia per il pugile, e cerca attraverso l'auto martirizzazione lo stesso sostentamento che possa ridestarla.
La ragazza vede in Kojima la vitalità e la passione da tempo assenti in Tsuda, lo lascia per il pugile, e cerca attraverso l'auto martirizzazione lo stesso sostentamento che possa ridestarla.
Non più semplice steampunk, quando si tratta di fondere carne, metallo, sangue e bulloni, Tsukamoto trascende le semplicistiche connotazioni estetiche dei suoi energumeni bellici, si inserisce nella profondità della mente che impera all'uomo la necessità di fondersi con l'inorganicità.
Il furore generato dalla vendetta costringe i personaggi delle sue opere in un cerchio letale dalle sfumature masochistiche. Il protagonista è il narcisismo dell'uomo, che sente l'esigenza di diventare un'unica cosa con la macchina, con la cinicità, la precisione e l'apatia dei meccanismi che corroboravano Tetsuo, per ripresentarsi nuovamente in questo Tokyo Fist.
Le lunghe sequenze monocromatiche e l'utilizzo martellante della tecnica di stop motion enfatizzano lo scheletro della messa in scena, la visione iconoclasta di Tsukamoto, che all'interno del film non dà tregua allo spettatore attraverso una forte critica sociale nei confronti del suo paese.
Il morboso ménage á trois fra i protagonisti è un espediente utile a inscenare su un palcoscenico più grande il melodramma sociologico che affligge la vita di società ai giorni nostri; e l'esigenza di elevarsi, attraverso la congiunzione con il progresso tecnologico, o più semplicemente, attraverso l'unificazione con la tecnologia stessa.
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