Cosa poteva essere "Irréversible" di Gaspar
Noé se non uno dei film capolavoro dei primi anni 2000?
Riprendendo la scelta narrativa di Memento (C. Nolan,
2000), Irréversible è un film che comincia dall'epilogo per
ricongiungersi dopo 90 minuti al prologo, raccontando quindi gli eventi a
ritroso. Lo fa attraverso 13 sequenze di cui ben 6 girate senza tagli, in piani
sequenza.
Tra queste interminabili riprese impossibile scordare
l'introduzione del film in soggettiva, con la cinepresa che segue uno sconvolto
e furioso Vincent Cassel attraverso un infido locale a
luci rosse, tra acrobatici movimenti di macchina e virtuosismi che attestano la
mano sapiente del regista; e l'intermezzo, la scena dello stupro di Alex (Monica
Bellucci), ripresa senza stacchi, nove lunghi minuti dove sullo schermo
vengono trasposti i più bassi istinti animaleschi dell'animo umano.
Irréversible racconta la storia (seguendo gli eventi in
ordine cronologico) di una coppia benestante che si reca ad una festa con un
amico, Pierre (Albert Dupontel) , ex compagno di lei. Marcus (Vincent Cassel),
fidanzato di Alex, durante la festa assume della cocaina e a causa del suo
comportamento allontana la ragazza.
Sulla strada del ritorno Alex viene aggredita e violentata,
lasciata poi a terra con il volto tumefatto, in una pozza di sangue.
Marcus e Pierre presi dalla rabbia e dalla foga del momento,
ingaggiano due delinquenti, e con loro si mettono sulle tracce dello
stupratore.
Raggiungono un locale gay in cui credono di aver trovato il
colpevole, presi dalla foga uccidono l'uomo, che tuttavia colpevole non era, e
mentre i due vengono arrestati dalla polizia lo stupratore esce comodamente dal
locale e torna a casa.
Lo spettatore ormai conscio delle situazioni che seguiranno può
solo assistere impotente alla preparazione dell'evento. Con un ultima
rivelazione, che nel finale appesantirà ulteriormente il carico.
Il rosso è il colore predominante all'interno della prima parte
del film, a mettere in risalto la passionalità di cui Noé ha
voluto infondere ogni singolo momento della pellicola, negli ascessi d'ira del
protagonista, nelle voglie peccaminose dei vari comprimari dalle malevoli
intenzioni.
Mentre nella seconda parte, che rappresenta l'atto iniziale del
film, per rendere l'atmosfera più distesa Noé sceglie di dare
maggiore vivacità alla fotografia attraverso scelte cromatiche luminose e
inquadrature classiche e meno roboanti.
Prodotto della Novelle Vague francese
e ispirato da un maestro del filone quale Jean-Luc Godard, Gaspar Noé dà
vita a un prodotto tutt'altro che canonico, ma che trova consensi ed
apprezzamenti fra colleghi autori e piccoli gruppi cinefili, ammiratori della
libera espressione artistica senza necessità di compromessi etici (o
considerati tali).
Questo film resterà ineluttabilmente una delle massime espressioni
drammatiche del cinema moderno, nonostante i forti dissensi e le denigrazioni, che ne hanno limitato la distribuzione. Noé è
un regista che abbraccia ancora una volta un forte sentore nichilista, con un
opera cinica, che trova il suo apice di espressione proprio nella sua scena più
cruda e contestata. Infatti, dopo averla umiliata e stuprata, lo stupratore contesterà
Alex per la sua sfrontatezza nell'atteggiarsi a donna aristocratica,
nell'aspetto e nei comportamenti. Questo comportamento violento e violante nei
confronti della giovane donna simboleggia l'inevitabilità della violenza come
reazione a un sistema di potere (in quel frangente, la borghesia).
Ma prima di tutto come lo definisce Gaspar
Noé, questo è un film sul piacere. Nelle sue forme più estreme e
controverse, una rappresentazione di ciò che l'uomo è e fa realmente, così
vicino agli animali su cui ha la presunzione di ergersi, mentre nelle pulsioni primordiali la
differenza è risicata e sottile.
Nel film è presente anche una scena presentata all'inizio, ma
staccata dal corso degli eventi principali, con un breve cameo del macellaio
di Seul Contre Tous (altra grande opera del regista
argentino), in cui, durante uno scambio di battute con un individuo, l'anziano
macellaio racconta di come abbia abusato della figlia. L'individuo gli da il
suo assenso, ricordandogli come, tutto sommato, siamo tutti un po' Mefistofele.
"Salò o Le 120 Giornate di Sodoma" di Pasolini o "Cannibal
Holocaust" di Ruggero Deodato, che discorrevano
esplicitamente su argomentazioni presenti all'interno di questo film (ma tanto
per citare due capolavori del genere) non erano bastati come carne da macello da sacrificare sull'altare?
Per quanto tempo ancora bisognerà ingabbiare la forza
dell'espressività artistica in favore del politically correct e della volontà
di inserire dei paletti su tematiche che vengono considerate accettabili, solo
se proposte distaccate da un riproposizione visiva esplicita e/o violenta?
Arriverà mai il giorno in cui la settima arte potrà accarezzare la
libertà di manifestazione ed esposizione del proprio contenuto, in qualunque
forma l'autore vorrà esprimerla, senza venir soppressa, "moderata" o
trattata con ostilità e ipocrisia?
Chissà...

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