La traduzione letterale sarebbe dovuta essere "La Caccia", qua da noi il nuovo film di Vinterberg arriva come "Il Sospetto". Costui niente di meno che un Mads Mikkelsen in stato di grazia (premiato per la miglior interpretazione maschile a Cannes), calato in una drammatica trappola (anti)sociale.
La storia di Lucas, un insegnante di asilo separato, che viene forzatamente incolpato di abusi sui bambini a causa di uno spiacevole episodio mal interpretato dalla piccola comunità di un paesino danese.
L'insegnante viene esiliato e trattato come un reietto da tutti i suoi conoscenti e un tempo amici, i più non si prendono troppo la fatica di andare a fondo per conoscere la verità della vicenda. Il reato che scuote la società, seppur non assodato ma addirittura confutato dalle autorità, basta a creare un senso di repulsione nei confronti dell'individuo riconosciuto colpevole, al punto di privarlo di ogni possibilità di reintegrazione o amnistia.
Lucas si trova incolpevolmente emarginato dalla vita che conduceva e dagli affetti dei compaesani, viene martirizzato, umiliato e infamato, soltanto il figlio e un vecchio amico d'infanzia gli credono restandogli accanto.
Solo quando autonomamente, in un momento di comprensione e consapevolezza della gravità dei fatti, la bambina che ha dato vita all'inizio dei sospetti ritirerà le proprie affermazioni la comunità accetterà silenziosamente il proprio errore, permettendo a Lucas il rientro nel nucleo da cui era stato tagliato fuori.
Il film si conclude con una scena di caccia analoga a quella del prologo, con un evento che dissipa ogni dubbio sulla buonafede dei suoi concittadini.
La caccia che non è altro che una metafora del film stesso, una caccia al sospetto, alla pecora nera all'interno del gruppo. La caccia a chi si vuole eliminare dal contesto sociale attraverso qualunque pretesto con una parvenza di ragionevolezza.
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