Torna sul grande schermo lo stilista Tom Ford, dopo A Single Man, a sette anni di distanza dalla pellicola di esordio, torna alla regia di questo Neo-Noir a tinte drammatiche, Animali Notturni per l'appunto. Vince a Cannes il gran premio della giuria, ma al botteghino è un fallimento, con un budget tutt'altro che esiguo (22 milioni) a fronte degli incassi di appena 9 milioni negli USA.
Majorette obese sfoggiano la propria nudità in un ballo di dubbio gusto, nella galleria d'arte di Susan (Amy Adams), introduzione quanto meno suggestiva che fa da preambolo agli avvenimenti che seguiranno.
Susan riceve un libro dall'ex marito Edward (Jake Gyllenhaal), e da qui in poi il film si fraziona su tre livelli che si sviluppano, si scavalcano e si avviluppano lungo tutto l'arco narrativo.
Nel primo lei leggendo lo scritto si suggestiona, trovandoci delle similitudini con il suo infausto passato costellato da inganni, emozioni martoriate dalla cinica e ruvida madre nei confronti del concupito e rimembranze riguardo il contesto in cui si sono separati.
Nel secondo piano narrativo è il libro stesso a raccontarsi, attraverso una chiave di lettura personale di Edward che volutamente enfatizza la rottura con Susan tramite un metaforico incontro con dei villani che violentano e uccidono moglie e figlia del protagonista per poi lasciarlo solo in mezzo al deserto.
Nel terzo livello è Susan invece, a svelarsi e a svelarci il rapporto sconclusionato e drammatico con lo scrittore. La consapevolezza di essere una persona vuota priva dell'ispirazione che invece lui possedeva, e così simile alla madre che odiava.
Lentamente il film si rivela nella sua natura, un sofisticato thriller dalle contaminazioni noir con la vendetta come sfondo.
Una vendetta raffinata, sofisticata, preparata con calma da un uomo ferito e abbandonato, pacato ma pieno di rancore.
La bellezza prima marcescente, poi luminosa e poi ancora macabra, caratteristica degli animali notturni, cambia connotazioni durante tutto l'arco del film. Susan è un animale notturno che non vuole riconoscere la propria natura.
Susan si consola pensando che "nessuno ama davvero quello che fa", diventa gallerista ma mai artista, moglie amorevole ma impietosa. Fino all'impeto di cinicità che la porterà ad abortire il figlio avuto da Edward, pur di proseguire le pratiche del divorzio.
Ad accompagnare il viaggio verso la vendetta personale dello scrittore, si materializzano uno sceriffo costantemente affranto, interpretato da un grande Micheal Shannon, e uno stravagante e schizofrenico Aaron Taylor Johnson, prede della tela del fato che non sarà gentile né con l'uno né con l'altro.
Un film zeppo di karma. A Susan tutto torna, dal tradimento del suo nuovo compagno alla magistrale chiusura del racconto, con la gallerista abbandonata a se stessa, alla sua miseria, la raffinata vendetta di Edward portata quindi a compimento.
Da segnalare gli ottimi arrangiamenti strumentali, curati da Abel Korzeniowski.

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