sabato 14 ottobre 2017

David Lynch - Eraserhead -


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E niente, qualche sera fa' mi è capitata l'occasione di visionare per la seconda volta "Eraserhead", opera prima di David Lynch, felicemente rimasterizzata in ultra hd per la gioia dei nostri occhi. E oggi, dopo un paio di giorni di dovute riflessioni, mi è venuta voglia di scrivere alcune mie misere considerazioni.

Eraserhead è il primo lungometraggio della filmografia del regista statunitense, che debutta nel cinema dopo 4 cortometraggi più o meno riusciti, ma che già lasciavano intravedere le contaminazioni impressioniste e surrealiste che diverranno capisaldi delle sue future messe in scena.

Eraserhead ripropone il prototipo visivo e lo stile di narrazione discontinuo, nonchè le sequenze oniriche già proposte da David Cronenberg e Luis Bunuel in passato e portate successivamente in eredità ad altri registi contemporanei o che lo seguiranno, come Ferrara, Jodorowsky, Kubrick, o, ai giorni nostri, a posteri quali Refn, Von Trier, Aronofsky ecc..

Lynch parlando di Eraserhead (ma si potrebbe sovrapporre le stesse parole su tutta la sua parabola artistica) evidenzia come la visione del film abbia un impatto e una valenza differente in base alla personalità e alle attese dello spettatore. In questo senso si potrebbe parlare di Eraserhead come di un film fatto di sottrazioni nei confronti dello spettatore. Sottrazioni in termini di attese e aspettative su dove voglia andare a parare l'opera che, non avendo una logica terrena, non può essere fruita senza la consapevolezza di trovarsi di fronte a un film di forte stampo surrealista.
Un po' come con sogni e incubi, quando il giorno dopo ragionandoci, ancora non si riesce a far riemergere il filo logico che lega gli eventi che compongono lo stesso. Non c'è un tessuto strettamente logico o un ordine temporale in Ereserhead; i protagonisti vengono rimbalzati da una situazione ad un altra, similmente ai sogni, ad emergere non è la narrazione di una trama, ma curiosamente proprio i particolari.
Data la natura liturgica del film (confermata nelle citazioni di cui sopra) e quindi il fatto che l'opera si presti a svariate interpretazioni più o meno personali, ho trovato anche una mia soggettiva chiave di lettura.


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Nel marasma di simbolismi e significati onirici ed extraterreni disseminati all'interno della pellicola, io ho personalmente notato un forte richiamo ai doveri della paternità da parte del protagonista Henry (Jack Nance), che costantemente viene messo a dura prova dagli obblighi del genitore e del suo amore che non dovrebbe essere condizionato dalla forma fisica e psichica del figlio (a primo acchito alla fine della visione io sentii quasi il richiamo a una provocazione verso i genitori che abbandonano i figli nati con malformazioni fisiche o mentali poiché non in grado di gestirli).

Disagiato dalla situazione che si crea col proseguire degli eventi, abbandonato anche dalla moglie, Henry inizia a valutare l'idea di eliminare la fonte del disagio, e da lì in poi il film si trasforma in un autentico conflitto freudiano.
Spesso nei nostri sogni per dissimulare il carico nervoso che teniamo dentro, commettiamo azioni drastiche e violente che se non trovano una valvola di sfogo possono deliberatamente concretizzarsi nella realtà.

Eraserhead si trova esattamente lì, tra sogno e realtà.

Concludo questa mia breve trattazione consigliandovi la visione della remastering del film del 77' in Ultra Hd, che toglie qualche anno al capolavoro in b/n targato David Lynch.

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