mercoledì 4 ottobre 2017

Fabrizio De Andrè - Storia di un Impiegato - Analisi e considerazioni


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Storia di un Impiegato, pubblicato nel 1973, è il terzo concept album di Fabrizio De Andrè.
Il filo conduttore, il concept del disco, è la storia (tra visioni oniriche, sogni e fatti realmente accaduti) di un impiegato trentenne che dopo l'ascolto di un canto del "maggio francese" intraprese un percorso costellato di crisi e pensieri anarchico-rivoluzionari.
Il disco si apre con l' "Introduzione" alla narrazione che seguirà.
Un impiegato ascolta le prime proteste studentesche del "maggio francese" e, ascoltando il canto, inzia a riflettere. Inizia a porsi delle domande riguardo alle motivazioni che portarono gli studenti a ribellarsi allo stato, alle autorità, al sistema, rischiando le loro stesse vite e la loro libertà.
Nella "Canzone del Maggio" gli studenti sono infuriati con il popolo codardo, restio a prendere le parti di una fazione, ancora amorfo e schiavo delle istituzioni.

" Per quanto voi vi crediate assolti / Siete per sempre coinvolti"

L'impiegato, sentendosi tirato in ballo e accusato implicitamente, anche se non capisce ancora del tutto il significato delle emozioni che prova, inizia a formulare nuove idee.
Una forza interiore lo spinge a trovare delle similitudini tra i suoi pensieri e le idee anarchiche degli studenti, sente di voler abbandonare la sua vita legata all'individualismo, cerca nel pensiero anarchico un'ideologia comune di cui sentirsi parte.
"La Bomba in Testa". L'impiegato si sente ora parte di quella corrente di pensiero, abbandonati i dubbi e gli indugi vuole mettersi in gioco, senza però sapere da dove cominciare. Allora inizia a sognare e sognando immagina di debellare ogni credenza, ogni falso dogma ed ogni legge e preconcetto che la società gli ha imposto. Immagina come strumento la bomba, in grado di epurare la società borghese e i simulacri delle limitazioni morali a cui era costretto.

"Per l'odio potrei farcela da solo / Illuminando al tritolo / Chi ha la faccia e mostra solo il viso"

Nel secondo sogno, "Al Ballo Mascherato", l'ordigno implode, mentre Faber passa in rassegna tutti gli ospiti del ballo, da un "Cristo drogato da troppe sconfitte", Maria nostalgica di natività, l'ammiraglio Nelson messo in ombra da Napoleone, alla madre e il padre dell' impiegato, che perde autorità e decoro prima di morire anch'egli nell'esplosione. Infine anche l'amico, che lo aveva iniziato alla ribellione, viene minacciato di presenziare alla carneficina degli invitati, se si opporrà alla sete di giustizia del protagonista.

"Io con la mia bomba porto la novità / La bomba che debutta in società"

Al massacro borghese, nella logica del sogno, segue un processo durante il quale l'impiegato deve rispondere delle proprie azioni davanti ad un giudice. Ma poichè lui stesso ha annullato la vecchia instaurazione di potere nel precedente sogno, ora ne è lui il detentore, pertanto potrà scegliere il suo destino tra assoluzione e condanna. Ma la differenza ormai è sottile, l'impiegato si rende conto di essersi ingenuamente reso strumento di un potere superiore, e, attraverso i suoi delitti, di aver spianato la strada ad un regime ancora più autoritario e repressivo.

"Mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge / Quello che non protegge / La parte del boia"

L'ultima parte del sogno, "La Canzone del Padre", vede l'impiegato cedere alla proposta di una vita in un ruolo di potere (seppur limitato) avanzata dal giudice. Così prende il posto del padre e diventa burocrate, scegliendo la vita mediocre e servile che prima ripugnava. Da questa nuova posizione sociale ricorda la vita di un suo vecchio amico e compagno di scuola, cresciuto nella povertà, che morì povero e rifiutò Dio e l'autorità del potere, nel momento in cui lui invece scelse di integrarsi al potere stesso. Vede sua moglie, che ha perso ogni stima in lui e lo tradisce ripetutamente con altri uomini. E vede suo figlio, senza passioni, nè voglia di mettere in discussione il sistema in cui vive; specchio di ciò che l'impiegato era ed è diventato ora che ha scelto di servire lo Stato che giurava di combattere.
In un impeto di rancore l'impiegato maledice il giudice e rifiuta il suo nuovo ruolo, giurando di incontrarlo di nuovo nella realtà per colpire concretamente il potere e ciò che lo rappresenta.
Si sveglia quindi dal sogno.

"Ora aspettami fuori dal sogno / Ci vedremo davvero / Io ricomincio da capo.."

Si sveglia lucido e finalmente conscio del suo vero obiettivo. La forma assoluta che governa lo Stato è racchiusa nella struttura del parlamento dove risiedono politici e ben pensati. Prepara la bomba, e poi giunge il giorno.
Qualcosa però va storto, la bomba scoppia ma invece del parlamento esplode solo un chiosco di giornali, l'attentato fallisce e il bombarolo viene arrestato. La canzone si conclude con l'immagine dei giornali il giorno seguente ai fatti; ciò che ferì l'orgoglio dell'impiegato non fu la prima pagina in cui veniva pubblicamente condannato, ma l'abbandono definitivo da parte della moglie, che lo lasciò solo.

"Qui chi non terrorizza si ammala di terrore / C'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo / Io son d'un altro avviso / Son bombarolo!"

Ormai in carcere a scontare la pena, l'impiegato ora detenuto, scrive una lettera a sua moglie.
Le scrive di come reciprocamente non siano mai riusciti a cambiarsi a vicenda nei loro atteggiamenti e nella loro personalità.
I giornalisti sfruttano l'ego e il momento di fama della donna per cercare di ottenere ogni dettaglio sulla storia con il bombarolo.
Nella lettera come ultima richiesta verso la moglie, l'impiegato le chiede di avere auto consapevolezza e raccontare i fatti come realmente avvenuti. Le chiede se sarà lei finalmente a scegliere chi essere senza compromessi e senza influenza.

"O resterai semplicemente dove un attimo vale un altro / Senza chiederti come mai / Continuerai a farti scegliere / O finalmente sceglierai.."

Durante i giorni passati tra le mura della sua cella l'impiegato comprende quanto inutile sia stata la battaglia personale che ha combattuto contro il sistema, in quanto combattuta da solo, una ribellione sterile dato che non sostenuta da un collettivo.
Ma questa deludente considerazione non basta a spegnere la fiamma della sua lotta ideologica. Rinuncia alla sua ora d'aria pur di non condividere un breve momento di libertà con la figura del secondino (simbolo a sua volta di potere di costrizione all'interno della cella).
Con i detenuti si trova in sintonia, perchè come lui riconoscono come non ci siano poteri buoni qualsiasi essi siano. E quindi ancora una volta, come nel prologo anche nell'epilogo, si ripete la strofa iniziale, con l'impiegato ormai soddisfatto e realizzato, che ha trovato proprio nell'ambiente carcerario un luogo in cui esprimere la sua condizione esistenziale e condividere la sua ideologia.

"Di respirare la stessa aria dei secondini non ci va / E abbiamo deciso di imprigionarli durante l'ora di libertà / Venite adesso alla prigione / State a sentire sulla porta / La nostra ultima canzone che vi ripete un altra volta / Per quanto voi vi crediate assolti / Siete per sempre coinvolti / Per quanto voi vi crediate assolti / Siete per sempre coinvolti"

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