Nel frattempo, un duo di anziani criminali progetta un colpo volto al furto dell'antidoto al virus; nel tentativo di estinguere un debito con una influente matrona malavitosa, l'Americana. Affinché il colpo vada a buon fine i due ingaggiano il figlio di un amico, da poco ucciso dalla gang dell'Americana, Alex (Denis Lavant) - detto Linguamuta - un saltimbanco detentore di una certa abilità con le mani, ereditata dal padre.
Il giovane, colta la possibilità di farsi una nuova vita e tagliare per sempre i ponti con il passato, accetta l'offerta della coppia di gangstar, e si reca nella loro dimora in attesa di pianificare il colpo. Là conosce Anna (Juliette Binoche), amante di Marc (Michel Piccoli), uno dei due criminali. Alex si innamora a primo impatto della ragazza, che tuttavia non lo contraccambia, preferendogli l'esperto compagno.
Il furore generato dalla respinta, istiga inizialmente il ragazzo a tradire il suo gruppo, per cedere alle lusinghe della cricca guidata dall'Americana. Dopo un primo tentennamento, Alex ritorna sui suoi passi, compie il furto e fà ritorno a casa, dove incapperà in un destino inaspettato.
Gli uomini dell'Americana gli tendono un imboscata, sparano al suo petto, e lo lasciano sul ciglio della strada a morire. Alex si rialza, apparentemente integro, consegna l'antidoto ai suoi complici e parte con loro alla volta dell'aeroporto.
Non riuscirà mai a prendere il suo ultimo volo, si spegnerà fra le braccia di Anna, disteso sul cofano di una macchina d'epoca.
Così, in quel preciso momento, mentre sei solo nella toilette, mentre stai pisciando, mentre ti lavi le mani, è la nascita del sentimento. E' quell'istante così appuntito, il momento preciso in cui sai che la ragazza è là sopra, che la incontrerai presto.
Rosso Sangue è girato in quella toilette."
- Leos Carax
Ancora una volta, una parte di Leos Carax resta inequivocabilmente imbrigliata nella pellicola, il lirismo profuso dall'artista nei confronti della sua opera è notevole. Come il protagonista (ancora un saltimbanco ladruncolo di nome Alex guarda caso...) anche Carax interpreta la parte del ventriloquo, muovendo marionette nella sua Paris-Théàtre, sussurrando attraverso le bocche dei suoi personaggi (più persone che personaggi).
Libertà, anarchia. Concetti semplici, ma quanti altri autori del suo tempo potevano vantare un'assoluta indipendenza dal mezzo cinematografico? Quanti altri esercitavano un arbitrio totale nella produzione della propria fatica? Decisamente pochi in passato (Forse Godard, Fassbinder, Antonioni, Bunuel, il primo Lynch...), ad oggi quasi più nessuno si concede questo "permesso", salvo una strenua cerchia ristretta, destinata irrimediabilmente ad una lenta estinzione.
L'egocentrismo del cinema di Carax permea ogni fotogramma, tra stacchi sul nero, tagli di luce, e primi piani strettissimi, e ancora carrelli, le soluzioni adottate abbondano senza mai sprecarsi, culminando in una delle scene madre del film: il long take sulla corsa di Alex, mentre David Bowie canta Modern Love per poi interrompersi ruvidamente; sequenza volta a immortalare la voglia di ribellione dalle consuetudini formali, intrinseche nei rapporti interpersonali della nostra società, un grido che all'interno del film il protagonista vorrebbe urlare, senza mai riuscirci.
Fin dai primi istanti emerge la singolarità della mente dietro il film, secondo episodio in cui il regista sovverte le regole del cinema convenzionale, distaccandosi dal post Novelle Vague e facendo di lì in avanti capitolo a sé.
La storia raccontata in Rosso Sangue è classicismo ritagliato e riassemblato nel neoromanticismo, due correnti di pensiero diametralmente opposte che si fondono e scompongono ripetutamente, in una Parigi deformata e apatica, quasi ricostruzione del regime sperimentatosi in tempi antecedenti da Bunuel e Dalì.
Carax, "poeta dell'immagine", ruvido e radicale, inclassificabile, sempre fuori posto, ha firmato il suo secondo capolavoro.
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