Un ulteriore budget di trenta milioni di franchi, stanziato dalla produzione che commissionò inizialmente a Carax il progetto, permise la ricostruzione del Pont-Neuf negli studi di Montpellier, inclusi gli edifici circostanti alla struttura. Non bastò.
A causa di alcuni incidenti che danneggiarono il set e di ulteriori ritardi sulla tabella di marcia i costi si impennarono, spingendo i finanziatori a correre in ritirata, lasciando Carax e il suo staff in un limbo apparentemente irrisolvibile.
Il regista di Suresnes non si arrende, e cerca nuovi investitori in Belgio. Incontra il produttore Francis Von Buren, che mette a disposizione la liquidità necessaria per mandare in porto il progetto entro il 1990.
I lavori terminano in tempo per la presentazione a Cannes '91, dove viene accolto tiepidamente, registrando un sonoro fiasco economico, che toglierà definitivamente credibilità all'immagine di Leos Carax agli occhi dei produttori.
Ma basterà un fallimento multimilionario a tagliare le gambe al regista di Boy Meets Girl e Mauvais Sang? Forse si, o forse no. Forse, ancora una volta, la risposta sta nel mezzo.
Una raffigurazione della sua Paris gothique naturalmente adornata dal consueto barocchismo trasfigurato, tipico espressionismo del cineasta. Sebbene sottragga le suggestioni ed i rimandi onirici delle precedenti pellicole, non viene a mancare l'ormai abitudinario montaggio associato, a braccetto con una trama focalizzata più che mai sui risvolti dei singoli individui, abitudine anch'essa mai abbandonata dal regista - il non affacciarsi eccessivamente sulle ripercussioni su terzi all'interno delle vicende narrate -.
Nasce una nuova drammaturgia (con insospettabili fondi di carattere critico-sociale), in premier plan la catalisi di Alex (Denis Lavant) e Michèle (Juliette Binoche), il cui catalizzatore è l'affezione che prima nasce e poi li lega, attraverso un amore dalle connotazioni egoistiche, che diventa celermente dipendenza. In breve, quello che dall'esterno appare un amore platonico, diviene un morboso pretesto di consumo, chi appassisce fortifica l'altro e viceversa.
Ma d'altro canto: "Quel che si fà per amore, è sempre al di là del bene e del male", citando Nietzsche.
"Qualcuno vi ama.
Se amate qualcuno domani gli direte: "Il cielo è bianco oggi".
Se sono io risponderò: "Ma le nuvole sono nere"
Così sapremo che ci si ama".
Riportato in un centro dedicato ai senzatetto, sentirà il richiamo del Pont-Neuf (ormai snervato dal degrado; rifugio di viandanti, clochard e ladri come lui), e farà ritorno alla sua primigenia dimora, dove passa le giornate tra furti e ordinarie ubriacature.
Un giorno fà la conoscenza di una giovane pittrice affetta da cecità progressiva, di nome Michèle, abitudinaria frequentatrice (in cerca d'ispirazione?) del ponte, per cui si offre di posare, cogliendo l'occasione per scambiare qualche parola.
Non passa molto tempo, prima che fra le due anime allo sbando si instauri un legame. E tra i capodanni celebrati in balli liberatori - rievocanti le atmosfere del precedente Rosso Sangue - sbronze al chiarore lunare, e lunghe passeggiate su moli e spiagge, Alex e Michèle diventano indispensabili l'uno per l'altra.
Il MacGuffin è dietro l'angolo, i genitori di Michèle trovano una cura alla sua malattia e affiggono volantini per tutta la capitale, nella speranza di riabbracciare la figlia (s)perduta. Timorato dalla possibilità di perdere l'amata, Alex dà alle fiamme un'intera galleria della metropolitana nel tentativo di bruciare le stampe affisse alle pareti. Nell'incendio muore un impiegato, e l'ingenuo vagabondo viene catturato dalle guardie e incarcerato.
Lei è guarita, e sembra aver dimenticato, mentre lui è quel che è sempre stato e sempre sarà, in un perentorio incespicare.
Tempo di qualche sguardo e poche parole, poi Alex l'afferra e la trascina con lui oltre il bordo, giù, nelle profondità della Senna.
Nella diegesi del film gli amanti annegano, sebbene nella sequenza successiva - unico passaggio trasognante presente nel lungometraggio (palese omaggio a L'Atalante del defunto Jean Vigo) - sembrino riaffiorare dalle acque del fiume, tratti in salvo da una coppia di passaggio, diretti verso una meta irraggiungibile per loro, un sogno dunque.
D'altronde il ponte stesso è una forma astratta (un sogno?), invero solo simbolo di rifugio e ritrovo. Luogo/non luogo di inizio e fine di amori impossibili, scissi e poi uniti fra la materia e il sentimento, ponte situato tra il cielo e la terra, la realtà e la finzione.
Essendo Carax un drammaturgo per vocazione, naturalmente la piega che prenderanno gli eventi è la anzidetta.
I due si (ri)trovano. Si amano. E si perdono.
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