Alex (Denis Lavant) e Meireille (Meireille Perrier). Due calamite perdute in un'oscura Parigi, distopica e assente, in un viaggio verso l'incontro, che prima o poi avverrà.Due anime reiette abbandonate a sé stesse, perdute e mai cercate. Lui, un artista in bilico tra il crogiolarsi, l'insicurezza e poi l'autocompiacimento. Lei, una ragazza che ha subito forse più respinte, troppe delusioni, in cerca di un suicidio ancora irraggiungibile.
Boy Meets Girl, il ragazzo incontra la ragazza, dall'incontro germoglia un amore autolesionista e distruttivo. La collisione fra un fiore e una stella morente, l'inizio di un trittico, una trilogia portata avanti da Carax nei successivi Mauvais Sang e Les Amants du Pont Neuf, tre film dalle medesime caratteristiche legate; dal nome di battesimo del protagonista, Alex, tramandato ai seguenti portavoce del regista, passando per l'ecosistema narrato: una coppia, una relazione distruttiva, anime salve, disperse in una capitale arenata nel baratro.
Boy Meets Girl è un mondo-immagine estremamente fragile, che si mantiene intatto grazie all'assenza di contatto fisico tra i due poli estremi, Alex e Meireille. Nel momento in cui Alex, nel tentativo di sfiorare la mano di Meireille rompe maldestramente la preziosa tazza sorretta dalla ragazza, intuiamo l'aura di equilibrio idilliaco, confacente la loro situazione. In una seconda occasione Alex spezzerà l'armonia, cercando di abbracciare Meireille, intenta a suicidarsi con un paio di forbici affilate, provocando involontariamente la morte di lei, in un gesto quasi goffo nella sua ingenuità.
E' l'ingenuità stessa a dannare la vita degli amanti nelle opere del regista francese, l'approccio impacciato verso amori impossibili, relegati a chimere, destinate a rimanere tali. Se i personaggi stessi provano a ribellarsi alla loro condizione, vengono cinicamente puniti dal fato, che prima si prende gioco di loro e poi se ne sbarazza.L'amore medesimo è un sentimento alieno e alienante, surreale al pari della messa in scena e della regia onirica del cineasta Carax (allora debuttante 24enne). Non c'è un punto di ritrovo, un indizio, un elemento chiarificatore, solo una superficie di caoticità convulsa, inafferrabile; diventa soltanto un fatto di percezione (o concezione del significato stesso dell' "amore", del significato relativo che uno spettatore può attribuirgli), e l'unico autentico gesto d'amore che rimane e quello dell'autore verso il Cinema.
Forse sarebbe propriamente corretto non parlare di cinema allora, ma di cine-vita (se mi consentite il neologismo coniato per l'occasione), vita portata su schermo, immortalata all'interno delle inquadrature, imbrigliata - o imprigionata - nella pellicola.
Carax prende una posa del decadentismo romantico, che da lì in avanti non abbandonerà più. Si lustra nella sua immagine riflessa sulla celluloide, ricordando a chi lo vede un cinema estremamente (volutamente o meno) arrogante e iconoclasta, indisponente nei confronti del cinema stesso (inteso come deformazione divenuta forma d'intrattenimento), ma sempre coerente al suo ordine di idee.Girato interamente in notturna, Boy Meets Girl rispecchia elementi dell'universo godardiano, come l'utilizzo del b/n, la personalizzazione del protagonista, o ancora, la frammentazione dello schema narrativo.
Carax nella sua opera prima ripercorre (e omaggia) gli stilemi del cinema muto, alternando diversi jump-cut lungo le sequenze a qualche sottile sbalzo temporale, ellissi coadiuvate da stacchi su nero, sospensioni che sottolineano il non-detto ma sottinteso.
Boy Meets Girl è anche il preludio del lungo sodalizio tra Carax e l'attore Denis Lavant - caratterista uscente dal mondo del teatro - protagonista di una convincente prestazione, riconfermata nei due film successivi, e nell'Holy Motors che proietterà i due verso il futuro, il nuovo millennio.
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