In una realtà alternativa (o in un futuro non poi così lontano) leggi ferree impongono la vita di coppia agli abitanti della Città. I single vengono arrestati e obbligati a soggiornare in un struttura (l'Hotel) dove dovranno trovarsi un partner idoneo entro quarantacinque giorni. Se alla scadenza di tale periodo "l'ospite" fallisce nella missione viene trasformato in un animale a scelta.
David (Colin Farrell) è stato appena tradito e abbandonato dalla moglie e come da protocollo viene subito deportato all'Hotel. Quando al questionario di check-in gli viene chiesto in quale animale preferirebbe essere commutato in caso di insuccesso egli risponde "l'aragosta".
TRATTAZIONE
The Lobster è il primo film in lingua inglese (peraltro non girato in Grecia) di Yorgos Lanthimos. A tal proposito il regista spiega: "Gli ultimi tre film li ho scritti con Efthymis Filippou e alla fine di ogni progetto iniziamo a discutere di cosa ci piacerebbe fare dopo. Parliamo di tutto, situazioni, piccole storie, e cominciamo a costruire la vicenda da lì. In questo caso ci siamo concentrati sulle relazioni umane, come le altre volte in realtà, ma stavolta in una declinazione romantica. La scelta di girare in inglese è mia. Dopo tre film in Grecia ho sentito il bisogno di ampliare i miei orizzonti e mi sono trasferito in Inghilterra con lo scopo di girare un film là. Tra l'altro questa era la storia perfetta, perché non necessitava di essere ambientata in un paese specifico e potevo scegliere qualsiasi attore volessi senza pormi il problema della nazionalità".
Un cambiamento non da poco. Traducibile - superficialmente o no fate voi - in un'espatriata accattivante, un'occasione per il regista e per il grande pubblico di scoprire/farsi scoprire e viceversa. Annoverare grandi nomi cresciuti in una realtà periferica e successivamente evolutosi o involutosi in un contesto d'ampio respiro - talvolta mettendovi radici, talvolta no - sarebbe poca cosa, molto più interessante il caso di Yorgos Lanthimos, un regista che si era già messo in luce negli anni passati (Un Certain Regard a Cannes per Kynodontas nel 2009, una candidatura per il Leone d'oro ad Alps nel 2011 e nella stessa edizione la vincita del premio per la miglior sceneggiatura) e che ora si affaccia prominentemente dalla finestra sull'altro continente. Prova superata? E' presto detto: coerentemente alle proprie parole, la dislocazione geografica non ha snaturato la sostanza concettuale nell'immaginario di Lanthimos, né la sua espressione scenica. Cambia il contenente ma non il contenuto: la prima marcata ed evidente alterazione nel cinema del greco riscontrabile in The Lobster è nell'inserzione sonora, o meglio, musicale. Nei tre precedenti lungometraggi il commento musicale era pressoché estirpato, diegetiche le uniche melodie presenti, pure poche (ricordo la chitarra suonata dal figlio maggiore in Kynodontas, o la musica classica riprodotta dallo stereo nei primi cinque minuti di Alps), nei primi minuti di The Lobster viene presto presentata un'armonia richiamata e ripetuta poi frequentemente lungo il resto del film, questa volta sì extradiegetica, archi e violini sottolineano con gravità alcuni dei passaggi cruciali del narrato. Altra innovazione considerevole: vi sono preziosismi registici. Questa volta Lanthimos si prende il gusto di esprimere appieno tutta la propria perizia tecnica in termini di spettacolarità, nascosta nei precedenti lavori dalla geniale scelta di auto annullare la regia, di soffocare totalmente la presenza di un corpo che riprende il campo visivo illudendo lo spettatore di seguire invisibile gli eventi in prima persona. In questo ultimo film la sensazione del "per mezzo di, allora noi vediamo" è quasi palpabile, il comparto visivo caratteristicamente iperrealista, un calibrato montaggio alternato scandisce la routine quotidiana di David nell'Hotel, la mdp c'è e di rado corre, perfino, Lanthimos si permette qualche breve sequenza in ralenti.
Riprendo; come constatato cambia formalmente l'approccio tecnico: una notevole e lampante rivoluzione audio (e) visiva. Il nocciolo a differenza del guscio no: Lanthimos procede imperterrito la sua indagine sulle (anti)convenzioni confacenti il binomio uomo - società, si potrebbe riassumere asserendo che il film sia una dissertazione sociale-antropologica imbastita sul trono dell'allegoria.D'altronde il regista greco non è nuovo a slanci surrealisti (seppur strettamente ancorati ad una simbologia figurativa, tant'è prevalentemente allusa) e qui non da meno, imposta una trama con annesso sottotesto pseudo allegorico congiunto, non soggiacente però: da subito si rivela la trama essere designata alla frammentazione, invero sono le metafore a riversarsi nella/sulla scena dando corpo ad un apologo distopico assiduamente sospeso tra il lirismo e lo humour triviale, in aritmetico equilibrio.
Come ogni regime dittatoriale che si rispetti, la minaccia di una punizione esemplare basta a rattrappire e rendere inermi i pochi refrattari alla sottomissione, i single ribelli vengono intimiditi con la violenza inizialmente, e se fautori dei peggiori reati trasformati anzitempo in animali.
La soppressione violenta catalizza oltremodo l'autorità dei governanti. Nella mitologia greca la metempsicosi uomo-animale è considerata un processo punitivo comune, operato dagli dei; nel microcosmo delineato da Lanthimos s'incarica un manipolo oligarchico di uomini - una sorta di stato autocrate invisibile e onnipresente - ad assolvere alla funzione regolando e condannando i propri simili e deificando il potere corrente.
David nel Bosco entra in contatto con una seconda organizzazione, i Solitari, un gruppo di ribelli che si antepone per principi alla società costituita, vietando categoricamente ai propri membri l'accoppiamento (comminando ciò nonostante pene altrettanto severe). Paradossalmente è in questo contesto che David incontra la sua partner ideale, una donna per di più affetta da miopia esattamente come lui e pertanto perfettamente corrispondente (voice over narrante fino a questo punto, che si rivela quindi diegetica). L'ambiente in cui il protagonista sembrava aver trovato rifugio diventa repentinamente ostile.
David e la donna miope si amano di nascosto dialogando per gesti e codici, fingendosi una coppia nell'unico momento in cui sono tenuti ad esserlo, ovvero sotto copertura nel corso di brevi incursioni nella Città (terza location nel film di Lanthimos, ove la comunità si attiene ai principi omonimi in vigore all'Hotel/purgatorio) per racimolare rifornimenti.
Città e Hotel ad un certo punto sono soggette ad incursioni sempre più ardite da parte dei Solitari. Sebbene la "resistenza" non tenti direttamente di ribaltare il governo, non lesina dall'istigarlo (sfidando) sarcasticamente - nel corso di sempre meno sporadici raid urbani - i cittadini soggiogati, rivelandone sguaiatamente l'ipocrisia, l'insensata costrizione del gioco di cui sono preda.
Seguiamo il viaggio travagliato del protagonista fino ad una tavola calda, seduto difronte alla sua nuova compagna - a cui nel frattempo il leader della setta ribelle ha tolto la vista, castigo conseguente all'infatuazione proibita - sembra risoluto quando si dice preparato ad appianare la nuova distanza che li divide dall'omologazione simmetrica, accecandosi.
Con ragguardevole nitore figurale specifico del surrealismo Lanthimos vaglia l'ipocrisia del rapporto di coppia, del singolo, dell'incidenza di aspettative e pressioni esterne su di essi, dell'opinione pubblica. Cita e parafrasa Orwell, ritrae l'abiezione della relazione interpersonale sentimentale. Ineccepibile.
Premio della giuria al Festival di Cannes.